[ Citazioni ] > J.J. Rousseau > Selvaggi e civilizzati

Posted by on 22 Giugno 2013 in Blog | 0 comments

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Le argomentazioni di Rousseau sullo stato di natura e il mito del buon selvaggio appaiono oggi quantomai ingenue; tuttavia in tempi di flussi migratori inimmaginabili, che mettono in risalto le differenze tra popoli, etnie, razze, religioni e nazioni, non possono che emergere con forza quelle caratteristiche distintive che rendono cosi varia la popolazione mondiale, malgrado ogni tentativo di facile omologazione. Tra il serio e il faceto, rileggendo qualche pagina dell’autore ginevrino menzionato, vien da chiedersi se, avendo di fronte a noi una possibile società futura caratterizzata dalla fine del lavoro e da un ambiente che, grazie alle tecno-scienza, può produrre i beni necessari alla vita in modo economico e veloce, siano più attrezzati per viverci quelli che lui chiamava selvaggi indolenti o gli operosi cittadini che si ammazzano di lavoro per poter consumare ed essere all’altezza dello stile di vita dei vicini di casa.

Rousseau usa l’idea dello stato di natura come uno strumento critico nei confronti dell’ordine costituito del suo tempo, cioè come uno schema razionale al cui confronto le istituzioni sociali esistenti finiscono con il mostrare la loro irrazionalità. Egli condannava  la società in quanto causa della corruzione del uomo: in essa infatti l’uomo è artificiale poiché i rapporti tra individui creano situazioni convenzionali e fittizie che lo allontanano dallo condizione naturale e dallo stato di natura. Proprio le istituzioni sociali sono la causa, infatti, di quelle disuguaglianze che nascono con l’affermarsi della proprietà privata e l’affermarsi del potere politico; a fronte di questo Rousseau mira ad individuare i criteri sui quali fondare una società non basata sulla disuguaglianza e la tirannia: lo fa come noto attraverso la nozione di contratto sociale. Le sue idee, oggi, possono ancora far riflettere ed aiutare a formulare  nuove domande sulla realtà sociale oppure a  trovare modi differenti di guardare il mondo?

 

La stato di natura e la sua corruzione


 

Ciò che la riflessione insegna a questo proposito, l’osservazione lo conferma perfettamente: l’uomo selvaggio e l’uomo civilizzato differiscono a tal punto nel profondo del cuore e delle inclinazioni che ciò che fa la felicità suprema dell’uno ridurrebbe l’altro alla disperazione. Il primo aspira solo alla tranquillità e alla libertà; desidera solo vivere e rimanere ozioso e la stessa atarassia dello stoico non è paragonabile alla sua profonda indifferenza per ogni altro soggetto.

Al contrario il cittadino, sempre attivo, suda, si agita, si tormenta continuamente per cercare occupazioni ancora più faticose; lavora fino alla morte, corre anzi verso di essa per mettersi in condizioni di vivere o rinuncia alla vita per raggiungere l’immortalità. Fa la corte ai potenti che odia e ai ricchi che disprezza; non risparmia niente per ottenere l’onore di servirli; si vanta orgogliosamente della sua pochezza e della loro protezione, e fiero della sua schiavitù, parla con disprezzo di coloro che non hanno l’onore di condividerla.

Che spettacolo per un uomo dei Caraibi il lavoro penose e invidiato di un ministro europeo! Quante morti crudeli non preferirebbe questo indolente selvaggio all’orrore di una simile vita che spesso non è nemmeno addolcita dal piacere di fare del bene? Ma per vedere lo scopo di tante preoccupazioni bisognerebbe che queste parole, potenza e reputazione, avessero un senso per il suo spirito; che egli apprendesse che esiste una specie di uomini che danno importanza agli sguardi del resto del mondo, che sanno essere felici e soddisfatti di sé in base alla testimonianza altrui piuttosto che alla propria. E’ questa in effetti la vera causa di tutte queste differenze: il selvaggio vive in sé stesso; l‘uomo socievole sempre fuori di se stesso, non sa vivere che nell’opinione degli altri ed è per così dire unicamente dal loro giudizio che deriva il sentimento della propria esistenza.

J.J.Rousseau


Fonte: Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini, Ed.Riuniti

Che idee dopo la lettura? Se pensi possano essere interessanti, facciamone una conversazione! E’ così che si costruisce conoscenza condivisa…

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