Il fascino discreto della valutazione

Posted by on 24 Aprile 2010 in Blog | 0 comments

Il fascino discreto della valutazione

Tutte le persone valutano ma, il valutatore, colui che della valutazione ha fatto una professione, si sforza di esplicitare i suoi assunti e dare un metodo e una logica al processo attraverso il quale perviene alla formulazione del proprio giudizio;  è buona norma che assunti, metodi e logica utilizzata siano dichiarati esplicitamente così come le informazioni prodotte, devono essere ispezionatili, ovvero tacciabili ed aperte alla discussione pubblica all’interno della comunità professionale dei valutatori; è questa trasparenza intersoggettiva che  contribuisce a garantire lo statuto “scientifico” della valutazione e sostiene il suo sviluppo.

L’apparato “tecnico” che il valutatore conosce ed utilizza (contribuendo al suo perfezionamento) è altra cosa rispetto alla conoscenza del merito di ciò che viene valutato. La differenza tra merito e metodo può essere definita con l’esempio delle gare di tuffi. Per esprimere un giudizio sintetico relativo alla performance di ogni concorrente, i membri di una giuria usano una procedura codificata di osservazione e attribuzione di un punteggio che può dare buoni risultati solo se i giudici sono competenti in materia di tuffi, ne conoscono l’arte, la storia, il significato profondo. Di tutto ciò, che comprende anche una forte componente di sapere tacito, basato sulla esperienza, viene reso noto, al momento del giudizio, solo un singolo punteggio numerico. Una seconda procedura statistica elabora i singoli punteggi per ottenere un giudizio finale sintetico. Solo a patto di sapere che tutte le procedure previste sono corrette e correttamente applicate e che i giudici sono competenti (sono cioè in grado di entrare nel “merito”) ed imparziali, siamo disposti – come pubblico – ad accettare il giudizio come “ben formulato” e, in base a questo, attribuire onori, premi e ricchezze al vincitore (il risultato sociale immediato della valutazione).  Siamo dunque di fronte a due segmenti di competenza valutativa complementari ma diversi: il primo riguarda il metodo, le procedure con le quali strutturare il giudizio e il calcolo del punteggio; il secondo ha a che fare con il merito, la capacità di sapere cosa è un “buon tuffo” e di saper discriminare tra due tuffi diversi. A buon diritto è valutatore sia chi ha costruito il meccanismo di valutazione sia chi esprime il giudizio. Chi si occupa professionalmente di valutazione deve assolutamente conoscere ed usare il primo sistema di saperi mentre non è necessario che conosca i dettagli del secondo, per il quale si può avvalere del giudizio degli esperti.

La valutazione può diventare ora un servizio professionale autonomo e specializzato che ha fatto proprie, astraendole e generalizzandole, conoscenze tacite costitutive di competenze precedentemente condensate in attività e mestieri. In un certo senso saperi depositati in varie discipline e in vari settori sono astratti, decontestualizzati, razionalizzati, codificati in un insieme di regole e di metodi applicabili dal valutatore in ogni contesto. E nasce una disciplina con un proprio statuto e una propria logica interna.

Torniamo alla vita quotidiana: se il valutare implica giudizio e scelta allora siamo tutti e nostro malgrado “valutatori” che agiscono in base a qualche criterio di soddisfazione soggettiva. Certo, siamo pronti ad ammettere che, in linea di principio e per specifici argomenti, la valutazione di un esperto in materia valga qualcosa di più della valutazione dell’”uomo qualunque”, che si fonda su semplici opinioni, pregiudizi e gusti personali; ma, aggiungiamo, fintanto che l’esperto in questione non esplicita assunti, metodi e procedure, mostrando la coerenza di questi con gli asserti che sostiene, restiamo ancora nel campo della retorica, precisamente nell’accettazione del “principio di autorità”.

Se la valutazione dell’esperto, per essere genuina, valida ed attendibile e “scientifica”, deve dimostrare che produce asserti ben fondati e discutibili pubblicamente, quale migliore garanzia per il cittadino di quella di conoscere le regole fondamentali del valutare?

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