[ Citazioni ] > Herbert Spencer > Religione e società

Posted by on 20 Dicembre 2014 in Blog | 0 comments

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Dopo gli anni della secolarizzazione dilagante sono venuti gli anni del ritorno religioso. Un ritorno che per alcuni sembra minacciare lo spirito laico e per altri rappresenta invece una fuga superficiale verso forme tradizionali o verso le vaghe promesse della spiritualità new age intrisa di consumismo. Forme di fondamentalismo crescono in tutte le grandi religioni e prosperano nuovi movimenti religiosi che non di rado collegano saperi esoterici alla fisica quantistica, pratiche tribali alla salute e al benessere. Queste forme riemergono con forza proprio nelle nazioni più progredite e scientificamente orientate, dove trovano terreno di cultura più fertile che nei luoghi d’origine che stanno subendo una drammatica disgregazione per effetto della globalizzazione consumista. Sembra a volte che il progredire della scienza implichi quasi un rafforzamento degli aspetti religiosi…

 

Religione e scienza: un rapporto che non finisce di sorprendere


 

Coloro che pensano che la scienza stia dissipando le credenze e i sentimenti religiosi, sembrano non accorgersi che tutto quello che di misterioso si toglie alla vecchia interpretazione, lo si aggiunge alla nuova. O piuttosto diremo che questo trasferimento dall’una all’altra è accompagnato da un aumento; poiché ad una spiegazione che ha un’apparenza di plausibilità, la scienza ne sostituisce un’altra che, riportandoci indietro fino ad una certa distanza, ci lascia poi là in presenza dell’inesplicabile spiegato. Sotto uno dei suoi aspetti, il progresso scientifico è una trasfigurazione graduale della Natura. Dove la normale percezione vedeva una perfetta semplicità, esso ci rivela grande complessità; dove sembrava regnare l’assoluta inerzia esso ci scopre un’attività intensa; ed in quello che ha l’apparenza del vuoto esso trova un meraviglioso gioco di forme. Ogni generazione di fisici scopre nella materia cosiddetta bruta potenze che soltanto pochi anni prima ai fisici più dotti sarebbero parse incredibili […].

Tale trasfigurazione che le ricerche dei fisici continuamente accrescono, è aiutata dall’altra trasfigurazione che risulta dalle ricerche metafisiche. L’analisi soggettiva ci spinge ad ammettere che le nostre interpretazioni scientifiche dei fenomeni che gli oggetti ci presentano sono espresse nei termini delle nostre sensazioni ed idee variamente combinate; sono espresse, cioè, in elementi che appartengono alla coscienza, che sono soltanto simboli di qualcosa che è fuori della coscienza […].

Mentre le credenze a cui la scienza analitica conduce in tal modo sono tali da non distruggere il contenuto della religione, ma semplicemente di trasfigurarlo, la scienza sotto le sue forme concrete allarga la sfera del sentimento religioso. Fin dal principio il progresso del sapere è stato accompagnato da una crescente capacità di provare meraviglia […]. Non è il contadino, né l’artigiano, né il mercante, che vede qualcosa più di un fatto semplicissimo e naturale nella covatura di un pulcino; ma è il biologo che, spingendo agli ultimi limiti la sua analisi dei fenomeni vitali, rimane estremamente perplesso quando una macchia di protoplasma sotto al microscopio gli mostra la vita nella sua più semplice forma e gli fa sentire che, in qualunque modo egli ne formuli i processi, il vero operare delle forze rimane inaccessibile all’immaginazione […].

Nell’avvenire come nel passato, una facoltà più elevata ed una percezione più profonda serviranno ad elevare piuttosto che ad abbassare questo sentimento. Al presente le menti più potenti e più istruite non hanno né il sapere né la capacità che è necessaria per raffigurare nel pensiero la totalità delle cose. Occupandosi dell’una o dell’altra divisione della natura lo scienziato di solito non conosce abbastanza le altre divisioni, da poter concepire l’estensione e la complessità dei loro fenomeni; ed anche supponendo che egli abbia di ciascuna una conoscenza adeguata, pure egli è incapace di pensarle come un tutto […].

E con tutta probabilità questo sentimento non verrà diminuito né accresciuto, da quell’analisi del sapere che, mentre costringe l’uomo all’agnosticismo, lo spinge nondimeno continuamente ad immaginare qualche soluzione del grande enigma che egli sa di non poter sciogliere. E ciò deve in particolare accadere quando l’uomo ricorda che le stesse nozioni di origine, causa, fine, sono nozioni relative appartenenti al pensiero umano, che probabilmente non possono applicarsi alla realtà ultima, che trascende il pensiero umano; e quando pur sospettando che la parola “spiegazione” non ha significato quando la si applica alla Realtà ultima, egli nondimeno si sente costretto a pensare che vi deve essere una spiegazione. Ma una verità deve diventare sempre più chiara, che cioè vi è una Esistenza Imperscrutabile che dappertutto si manifesta, di cui non può trovare né concepire principio o fine. Tra i misteri che diventano tanto più misteriosi quanto più ci si pensa, rimarrà questa sola certezza assoluta: che l’uomo è sempre in presenza di una Forza Infinita ed Eterna, dalla quale derivano tutte le cose.

Herbert Spencer, Principi di sociologia. 1896


Fonte: A.Izzo, Storia del pensiero sociologico, I Le origini, Ed. Il Mulino

 

Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.

Bernardo di Chartres

 

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